Non vorrei fare il bastione contrario, ma...(Franco Scoglio)
Meglio perdere una partita 6 a 0 che 6 partite 1 a 0 (Boskov)
Non possiamo dire che questa sia la partita dell'ultima spiaggia per il
Verona, perchè a Verona il mare non c'è. (Ferruccio Gard)
Non mettiamo il carro davanti ai buoi, ma lasciamo i buoi dietro al carro
(Trapattoni)
Il portiere indossa uno sgargiante maglione nero. (Livio Forma)
Colpire tutto ciò che si muove a pelo d'erba. Se è il pallone, meglio.
(Nereo Rocco)
Non si può dire gatto se non ce l'hai nel sacco (Giovanni Trapattoni)
Rigore è quando arbitro fischia (Vujadin Boskov)
Direi, forse, senza dubbio, forse che per vincere oggi ci è mancato un uomo, più che un uomo direi un uomo.
Guardiamoci le spalle e rimbocchiamoci le mani . (Walter Zenga)
Se quel palo sarebbe andato in gol... (Ruggero Rizzitelli)
Sono pienamente d'accordo a metà col mister
Undici gambe abbiamo noi, undici gambe hanno loro. (Oronzo Pugliese)
Se vinciamo siamo vincitori se perdiamo siamo perditori (Boskov)
Del Piero ha trovato l’accordo economico per il rinnovo: oltre alla panchina gli daranno anche il giornale da leggere.
sabato 23 aprile 2011
mercoledì 6 aprile 2011
CALCIATORI E MURATORI
CALCIATORI E MURATORI
Lo sport del calcio si gioca su un campo (approssimabile a un piano) orizzontale. Per definizio-ne di orizzontale esso non può contenere linee verticali.
Osservando il gioco del calcio, gli unici elementi verticali che è dato di cogliere sono i pali delle porte, le bandierine ai vertici del rettangolo di gioco e, approssimativamente, l’asse principale del corpo dei giocatori, quando non sono in azione. Le traiettorie impresse al pallone sono pa-raboliche, ma solo nei casi banali, e solo in casi abbastanza eccezionali possono avvicinarsi al-la verticale; in questi casi nell’oralità che accompagna il gioco del calcio vengono tradizional-mente definite “a campanile”, forse per nostalgia del passato, quando si giocava a pallone sul campetto dell’oratorio.
Nel gioco del calcio ognuna delle due squadre ha come scopo mandare il pallone nella rete del-la squadra avversaria (le reti sono poste al centro dei lati corti del rettangolo di gioco) e ciò defi-nisce un orientamento base per ogni squadra: quello che va dalla propria porta verso quella av-versaria. Per la convenzione fondamentale del gioco avanti è il vettore parallelo all’asse mag-giore del campo diretto verso la porta avversaria. I lanci in avanti sono evidentemente quelli che mandano il pallone in questa direzione, che potremmo designare “longitudinale”, e in questo verso.
A ribadire questa convenzione, i lanci del pallone che hanno direzione trasversale, ovvero pa-rallela al lato corto del campo, si usa definirli “laterali”, termine attribuito anche ai giocatori che si muovono in prevalenza nella zona prossima al lato lungo del rettangolo (“fascia laterale”).
Stando così le cose, rimango stupito quando in una telecronaca sento il termine “verticalizzare”; presto attenzione e mi accorgo che viene correntemente usato per movimenti dei giocatori o del pallone effettuati in avanti verso la porta avversaria. Quanto detto esclude la possibilità che l’espressione “in verticale” intervenga per “supplenza”, in assenza di un’altra più semplice di uso comune; anzi si comprende facilmente che “in avanti” avrebbe molte ragioni per essere consi-derata la più semplice.
Questo uso linguistico è testimoniato anche dalla sua presenza nei dizionari che più sono sen-sibili alla lingua come fatto sociale, come linguaggio parlato:
verticalizzare “... sport, nel calcio, sviluppare l’azione di attacco lungo l’asse verticale del campo, dando profondità al gioco”
2
Come inevitabilmente capita nella consultazione dei dizionari la definizione di un termine riman-da ad altri e il gioco continua fino a che chi li consulta trova nelle definizioni solo termini noti, oppure rinuncia disperato di fronte alla amplificazione esponenziale dei termini ignoti.
Per fissare il significato di “verticalizzare” allora cerco la voce contenuta nella sua definizione:
profondità: “condizione, carattere di ciò che è profondo / distanza, misurata in senso verticale, tra il fondo di un corpo cavo e la sua estremità superiore”
Per fissare il significato di “profondità” allora cerco la voce
verticale ”geom., di retta o piano, perpendicolare a un piano orizzontale - estens., che si sviluppa o ha una disposizione perpendicolare rispetto al piano dell’orizzonte o rispetto al terreno o ad altri punti di riferimento”.
Che sarà quel “geom.”? se significa “geometra” capisco che abbia a che fare con l’orizzonte ter-restre, se significa “geometria” invece non mi risulta che questa disciplina contempli la forza di gravità. Ma sono quisquilie di fronte al problema che queste voci di vocabolario impongono alla comprensione, che si suppone sia lo scopo di chi le consulta: se “verticale” designa la direzione “perpendicolare rispetto al piano dell’orizzonte” come si può nel gioco del calcio “sviluppare l’azione di attacco lungo l’asse verticale del campo”, il quale non può che essere una linea per-pendicolare al piano del campo che passa per il suo centro?
Ho provato a chiedere spiegazioni. Escludendo quelle che danno per scontato quello che si chiede di spiegare con la domanda, e che quindi non costituiscono delle risposte, ho trovato in-teressante “è un modo di dire”, o, in una versione più sofisticata, “è una metafora”.
Effettivamente l’oralità del gioco del calcio è piena di metafore e di modi di dire. So troppo poco di retorica per conoscere i termini appropriati, ma mi pare si debba fare una distinzione. Ci sono modi di dire che assumono un evento particolare come rappresentativo di una classe. Prendia-mo ad esempio Cesarini, che era un calciatore cui capitò di segnare goal decisivi negli ultimi minuti della partita e per questo passò alla storia (del calcio). Da allora si dice, di un goal segna-to negli ultimi minuti, che è stato segnato in “zona Cesarini”. L’espressione è significativa solo per chi conosce questo riferimento particolare “locale” ma il suo uso si è esteso anche a chi probabilmente ne ignora l’origine: “in zona Cesarini” è diventato un modo di dire.
Ci sono modi di dire o metafore che invece trasferiscono un termine di uso comune per tutti i parlanti di una certa lingua a un ambito diverso da quello in cui è nato e in cui viene usato “lette-ralmente”. Questo gioco linguistico è basato sull’analogia di rapporti in una struttura: “come A sta in rapporto a B nel contesto C, così D sta in rapporto a E nel contesto F”; dico “il tramonto della vita” per dire la vecchiaia, perché la vecchiaia sta alla vita come il tramonto sta alla giorna-ta. In sostanza un significante, come “tramonto”, viene ad assumere, grazie a questo trasferi-mento di contesto, un significato diverso da quello abituale, letterale. Ma quanto può essere di-verso?
Più è lontano e diverso il contesto in cui viene trasferito il rapporto e più l’effetto è cognitivamen-te e retoricamente forte, ma con questo aumenta anche la difficoltà di comprensione. Non so se questa diversità e lontananza si possano misurare, ma mi sento di dire che di sicuro si supera un limite della coerenza del sistema linguistico, e quindi della comprensione, se il significato traslato contraddice o, nel caso limite, è opposto rispetto a quello letterale.
Se “verticale” è usato come metafora, il termine assume un significato diverso da quello lettera-le in un contesto diverso, ma questa diversità può arrivare fino al punto in cui il termine “vertica-le” viene attribuito a qualcosa di orizzontale?
Non sto certo sostenendo che la metafora è estranea al linguaggio scientifico, anzi! Ma c’è una caratteristica che è “obbligatoria” nella metafora scientifica ed è la consapevolezza che di meta-fora si tratta, ovvero che è in atto un movimento di trasferimento da un contesto a un altro. In
3
questo senso la lontananza e diversità dei contesti non solo è per la scienza elemento creativo1 ma favorisce la consapevolezza nella comunicazione: il quadro delle pertinenze del discorso cambia così tanto che, se “non si capisce la barzelletta”, almeno ci si accorge che di barzelletta si tratta e che non la si è capita.
Ma, nel caso di cui stiamo parlando, le pertinenze sono le stesse, quelle relative alla spazialità e all’orientamento; quindi abbiamo un’inversione di significati nello stesso contesto di pertinenza.
Nell’articolo di Marco Testa si vede come i bambini usino riferimenti che sarebbero di per sé contraddittori (verticale è ciò che è parallelo al lato lungo della stanza in cui mi trovo, verticale è ciò che è parallelo all’asse del mio sguardo, verticale è qualcuno o qualcosa che sta in piedi) e che però non entrano in contraddizione per il pensiero contestualizzato e scarsamente astratto dei bambini: per i bambini ogni contesto (di esplorazione e di discorso) è un mondo a sé che ha un suo sistema linguistico; il fatto che venga usato lo stesso termine in contesti diversi nel loro sistema cognitivo è più astratto e meno importante di ciò che accade all’interno di ciascun si-stema… purché i sistemi non siano presenti contemporaneamente e non vengano messi a con-fronto in un meta-contesto con un atto di astrazione. In un certo senso anche gli addetti all’edilizia e i calciatori operano in contesti diversi, ciascuno dotato di un suo linguaggio. Ma che succede quando gli edili vanno allo stadio o i calciatori si fanno costruire una villa e ci tengono a che i muri portanti non vengano edificati adagiati al pavimento? E l’insegnante a scuola deve considerare i propri allievi come futuri edili o futuri calciatori? O deve tenere lezioni separate per i due gruppi? E le future segretarie e i futuri salumieri?
La scuola si pone come luogo per tutti e oltretutto mira allo sviluppo dell’astrazione e della me-ta-cognizione; e allora il linguaggio che adotta deve essere il più possibile transcontestuale. Perché non usare allora il linguaggio della scienza che si occupa di descrivere le relazioni spa-ziali, quello che è stato elaborato appositamente per trattare quel tipo di problemi e di aspetti della realtà?
Lo sport del calcio si gioca su un campo (approssimabile a un piano) orizzontale. Per definizio-ne di orizzontale esso non può contenere linee verticali.
Osservando il gioco del calcio, gli unici elementi verticali che è dato di cogliere sono i pali delle porte, le bandierine ai vertici del rettangolo di gioco e, approssimativamente, l’asse principale del corpo dei giocatori, quando non sono in azione. Le traiettorie impresse al pallone sono pa-raboliche, ma solo nei casi banali, e solo in casi abbastanza eccezionali possono avvicinarsi al-la verticale; in questi casi nell’oralità che accompagna il gioco del calcio vengono tradizional-mente definite “a campanile”, forse per nostalgia del passato, quando si giocava a pallone sul campetto dell’oratorio.
Nel gioco del calcio ognuna delle due squadre ha come scopo mandare il pallone nella rete del-la squadra avversaria (le reti sono poste al centro dei lati corti del rettangolo di gioco) e ciò defi-nisce un orientamento base per ogni squadra: quello che va dalla propria porta verso quella av-versaria. Per la convenzione fondamentale del gioco avanti è il vettore parallelo all’asse mag-giore del campo diretto verso la porta avversaria. I lanci in avanti sono evidentemente quelli che mandano il pallone in questa direzione, che potremmo designare “longitudinale”, e in questo verso.
A ribadire questa convenzione, i lanci del pallone che hanno direzione trasversale, ovvero pa-rallela al lato corto del campo, si usa definirli “laterali”, termine attribuito anche ai giocatori che si muovono in prevalenza nella zona prossima al lato lungo del rettangolo (“fascia laterale”).
Stando così le cose, rimango stupito quando in una telecronaca sento il termine “verticalizzare”; presto attenzione e mi accorgo che viene correntemente usato per movimenti dei giocatori o del pallone effettuati in avanti verso la porta avversaria. Quanto detto esclude la possibilità che l’espressione “in verticale” intervenga per “supplenza”, in assenza di un’altra più semplice di uso comune; anzi si comprende facilmente che “in avanti” avrebbe molte ragioni per essere consi-derata la più semplice.
Questo uso linguistico è testimoniato anche dalla sua presenza nei dizionari che più sono sen-sibili alla lingua come fatto sociale, come linguaggio parlato:
verticalizzare “... sport, nel calcio, sviluppare l’azione di attacco lungo l’asse verticale del campo, dando profondità al gioco”
2
Come inevitabilmente capita nella consultazione dei dizionari la definizione di un termine riman-da ad altri e il gioco continua fino a che chi li consulta trova nelle definizioni solo termini noti, oppure rinuncia disperato di fronte alla amplificazione esponenziale dei termini ignoti.
Per fissare il significato di “verticalizzare” allora cerco la voce contenuta nella sua definizione:
profondità: “condizione, carattere di ciò che è profondo / distanza, misurata in senso verticale, tra il fondo di un corpo cavo e la sua estremità superiore”
Per fissare il significato di “profondità” allora cerco la voce
verticale ”geom., di retta o piano, perpendicolare a un piano orizzontale - estens., che si sviluppa o ha una disposizione perpendicolare rispetto al piano dell’orizzonte o rispetto al terreno o ad altri punti di riferimento”.
Che sarà quel “geom.”? se significa “geometra” capisco che abbia a che fare con l’orizzonte ter-restre, se significa “geometria” invece non mi risulta che questa disciplina contempli la forza di gravità. Ma sono quisquilie di fronte al problema che queste voci di vocabolario impongono alla comprensione, che si suppone sia lo scopo di chi le consulta: se “verticale” designa la direzione “perpendicolare rispetto al piano dell’orizzonte” come si può nel gioco del calcio “sviluppare l’azione di attacco lungo l’asse verticale del campo”, il quale non può che essere una linea per-pendicolare al piano del campo che passa per il suo centro?
Ho provato a chiedere spiegazioni. Escludendo quelle che danno per scontato quello che si chiede di spiegare con la domanda, e che quindi non costituiscono delle risposte, ho trovato in-teressante “è un modo di dire”, o, in una versione più sofisticata, “è una metafora”.
Effettivamente l’oralità del gioco del calcio è piena di metafore e di modi di dire. So troppo poco di retorica per conoscere i termini appropriati, ma mi pare si debba fare una distinzione. Ci sono modi di dire che assumono un evento particolare come rappresentativo di una classe. Prendia-mo ad esempio Cesarini, che era un calciatore cui capitò di segnare goal decisivi negli ultimi minuti della partita e per questo passò alla storia (del calcio). Da allora si dice, di un goal segna-to negli ultimi minuti, che è stato segnato in “zona Cesarini”. L’espressione è significativa solo per chi conosce questo riferimento particolare “locale” ma il suo uso si è esteso anche a chi probabilmente ne ignora l’origine: “in zona Cesarini” è diventato un modo di dire.
Ci sono modi di dire o metafore che invece trasferiscono un termine di uso comune per tutti i parlanti di una certa lingua a un ambito diverso da quello in cui è nato e in cui viene usato “lette-ralmente”. Questo gioco linguistico è basato sull’analogia di rapporti in una struttura: “come A sta in rapporto a B nel contesto C, così D sta in rapporto a E nel contesto F”; dico “il tramonto della vita” per dire la vecchiaia, perché la vecchiaia sta alla vita come il tramonto sta alla giorna-ta. In sostanza un significante, come “tramonto”, viene ad assumere, grazie a questo trasferi-mento di contesto, un significato diverso da quello abituale, letterale. Ma quanto può essere di-verso?
Più è lontano e diverso il contesto in cui viene trasferito il rapporto e più l’effetto è cognitivamen-te e retoricamente forte, ma con questo aumenta anche la difficoltà di comprensione. Non so se questa diversità e lontananza si possano misurare, ma mi sento di dire che di sicuro si supera un limite della coerenza del sistema linguistico, e quindi della comprensione, se il significato traslato contraddice o, nel caso limite, è opposto rispetto a quello letterale.
Se “verticale” è usato come metafora, il termine assume un significato diverso da quello lettera-le in un contesto diverso, ma questa diversità può arrivare fino al punto in cui il termine “vertica-le” viene attribuito a qualcosa di orizzontale?
Non sto certo sostenendo che la metafora è estranea al linguaggio scientifico, anzi! Ma c’è una caratteristica che è “obbligatoria” nella metafora scientifica ed è la consapevolezza che di meta-fora si tratta, ovvero che è in atto un movimento di trasferimento da un contesto a un altro. In
3
questo senso la lontananza e diversità dei contesti non solo è per la scienza elemento creativo1 ma favorisce la consapevolezza nella comunicazione: il quadro delle pertinenze del discorso cambia così tanto che, se “non si capisce la barzelletta”, almeno ci si accorge che di barzelletta si tratta e che non la si è capita.
Ma, nel caso di cui stiamo parlando, le pertinenze sono le stesse, quelle relative alla spazialità e all’orientamento; quindi abbiamo un’inversione di significati nello stesso contesto di pertinenza.
Nell’articolo di Marco Testa si vede come i bambini usino riferimenti che sarebbero di per sé contraddittori (verticale è ciò che è parallelo al lato lungo della stanza in cui mi trovo, verticale è ciò che è parallelo all’asse del mio sguardo, verticale è qualcuno o qualcosa che sta in piedi) e che però non entrano in contraddizione per il pensiero contestualizzato e scarsamente astratto dei bambini: per i bambini ogni contesto (di esplorazione e di discorso) è un mondo a sé che ha un suo sistema linguistico; il fatto che venga usato lo stesso termine in contesti diversi nel loro sistema cognitivo è più astratto e meno importante di ciò che accade all’interno di ciascun si-stema… purché i sistemi non siano presenti contemporaneamente e non vengano messi a con-fronto in un meta-contesto con un atto di astrazione. In un certo senso anche gli addetti all’edilizia e i calciatori operano in contesti diversi, ciascuno dotato di un suo linguaggio. Ma che succede quando gli edili vanno allo stadio o i calciatori si fanno costruire una villa e ci tengono a che i muri portanti non vengano edificati adagiati al pavimento? E l’insegnante a scuola deve considerare i propri allievi come futuri edili o futuri calciatori? O deve tenere lezioni separate per i due gruppi? E le future segretarie e i futuri salumieri?
La scuola si pone come luogo per tutti e oltretutto mira allo sviluppo dell’astrazione e della me-ta-cognizione; e allora il linguaggio che adotta deve essere il più possibile transcontestuale. Perché non usare allora il linguaggio della scienza che si occupa di descrivere le relazioni spa-ziali, quello che è stato elaborato appositamente per trattare quel tipo di problemi e di aspetti della realtà?
Giornalismo sportivo
I tre quotidiani mi servono per rimanere aggiornato su politici (da non confondere con politica), calcio parlato, stragi e polemiche, il curriculum minimo per potermi ancora presentare alla gente come campione del mondo.
Ora, risparmiamo la Gazza e parliamo di Repubblica e Corriere. Porto il massimo rispetto per le versioni cartacee, secondo me alcuni dei migliori esempi in Europa di compromesso fra qualità e roba che a nessuno piace ma tutti leggono.
Mi fa ridere la fama e l’autorevolezza dei quotidiani inglesi. Independent, Observer & Guardian hanno un'ossessione per quello che passa in televisione, oltre all'albionica abitudine di concentrarsi su personalità individuali, dalla quale nasce la passione dei sudditi di sua maestà (non a caso una personalità) per le chiacchiere, che lassù si chiamano gossip. Nelle rubriche di opinione si parla solo di celebrity cooks e altri inquilini del piccolo scherno. È difficile seguire queste rubriche senza conoscere quello che passa mamma Bibbiccì.
I tedeschi invece sono tedeschi, pensano che la vita sia una cosa seria e stampano questa filosofia nel testo fitto e nelle poche fotografie della Süddeutsche Zeitung. L'uso di tabelle esplicative o grafici svilirebbe di certo l'importanza di certi argomenti.
La lettura risulta tanto noiosa quanto informativa.
Glissando sugl’ispanici, che non conosco, La Repubblica, Il Corriere e Le Monde sembrano gli unici giornali dove si trova di tutto un po’ e che stimolano la lettura. E ribadisco che mi riferisco alle versioni in carta stampata.
Il discorso è molto diverso quando si passa ai siti internet, che sono notoriamente un cataplasma di mucillaggine, con qualche perla nascosta fra le alghe più irritanti. Severgnini sul Corriere è solitamente confinato a collegamenti a fondo pagina e gli articoli di Rumiz e Mura su Repubblica di solito vanno ricercati nel motore di ricerca o dalla pagina di Wikipedia relativa al giornalista.
Ma non voglio perdermi a parlare di contenuto. Da bravo italiano, è la forma che mi interessa.
È perché c'è una cosa che mi turba da un po': davvero in Italia la gente chiama il culo "lato b"? O sono solo i giornali, come sospetto? Temo che l'uso di questo termine possa diventare un fenomeno simile a quello che impone ai giornali di abusare del termine "sballo", nonostante sia uscito dal linguaggio parlato prima della diffusione dell’ecstasy, o peggio, chiamare le sigarette "bionde", metafora che deve aver fatto il '68 con i giornalisti di Repubblica, perché io non l'ho mai sentito pronunciare nell'arco della mia non più troppo breve vita.
Queste cose sembrano cazzate, ma ci mostrano quanto i giornalisti siano fuori dal tempo. Magari non tutti, ma sicuramente quelli che il convento passa nelle messe diurne.
Gli articoli poi sono pieni di tematiche e termini ricorrenti. Si parla di "vergogna" per uno "scandalo", per poi passare nel giro di una settimana alla constatazione dell'"equivoco", "fraintendimento", "malinteso" o "complotto", spesso "in mala fede" e terminare con "assoluzione" o "perdono". E vi consiglio di meditare sul numero di termini disponibili per la seconda fase.
L'importante è che alla fine si emerga come "vittima" o "martire", quest'ultimo chiamato anche "eroe". Notare lo spostamento semantico del termine "eroe" da "persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione si impone all'ammirazione di tutti" (Devoto Oli) a "persona che ha avuto la sfiga di morire in un paese in stato di guerra" (definizione personale).
Ora, risparmiamo la Gazza e parliamo di Repubblica e Corriere. Porto il massimo rispetto per le versioni cartacee, secondo me alcuni dei migliori esempi in Europa di compromesso fra qualità e roba che a nessuno piace ma tutti leggono.
Mi fa ridere la fama e l’autorevolezza dei quotidiani inglesi. Independent, Observer & Guardian hanno un'ossessione per quello che passa in televisione, oltre all'albionica abitudine di concentrarsi su personalità individuali, dalla quale nasce la passione dei sudditi di sua maestà (non a caso una personalità) per le chiacchiere, che lassù si chiamano gossip. Nelle rubriche di opinione si parla solo di celebrity cooks e altri inquilini del piccolo scherno. È difficile seguire queste rubriche senza conoscere quello che passa mamma Bibbiccì.
I tedeschi invece sono tedeschi, pensano che la vita sia una cosa seria e stampano questa filosofia nel testo fitto e nelle poche fotografie della Süddeutsche Zeitung. L'uso di tabelle esplicative o grafici svilirebbe di certo l'importanza di certi argomenti.
La lettura risulta tanto noiosa quanto informativa.
Glissando sugl’ispanici, che non conosco, La Repubblica, Il Corriere e Le Monde sembrano gli unici giornali dove si trova di tutto un po’ e che stimolano la lettura. E ribadisco che mi riferisco alle versioni in carta stampata.
Il discorso è molto diverso quando si passa ai siti internet, che sono notoriamente un cataplasma di mucillaggine, con qualche perla nascosta fra le alghe più irritanti. Severgnini sul Corriere è solitamente confinato a collegamenti a fondo pagina e gli articoli di Rumiz e Mura su Repubblica di solito vanno ricercati nel motore di ricerca o dalla pagina di Wikipedia relativa al giornalista.
Ma non voglio perdermi a parlare di contenuto. Da bravo italiano, è la forma che mi interessa.
È perché c'è una cosa che mi turba da un po': davvero in Italia la gente chiama il culo "lato b"? O sono solo i giornali, come sospetto? Temo che l'uso di questo termine possa diventare un fenomeno simile a quello che impone ai giornali di abusare del termine "sballo", nonostante sia uscito dal linguaggio parlato prima della diffusione dell’ecstasy, o peggio, chiamare le sigarette "bionde", metafora che deve aver fatto il '68 con i giornalisti di Repubblica, perché io non l'ho mai sentito pronunciare nell'arco della mia non più troppo breve vita.
Queste cose sembrano cazzate, ma ci mostrano quanto i giornalisti siano fuori dal tempo. Magari non tutti, ma sicuramente quelli che il convento passa nelle messe diurne.
Gli articoli poi sono pieni di tematiche e termini ricorrenti. Si parla di "vergogna" per uno "scandalo", per poi passare nel giro di una settimana alla constatazione dell'"equivoco", "fraintendimento", "malinteso" o "complotto", spesso "in mala fede" e terminare con "assoluzione" o "perdono". E vi consiglio di meditare sul numero di termini disponibili per la seconda fase.
L'importante è che alla fine si emerga come "vittima" o "martire", quest'ultimo chiamato anche "eroe". Notare lo spostamento semantico del termine "eroe" da "persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione si impone all'ammirazione di tutti" (Devoto Oli) a "persona che ha avuto la sfiga di morire in un paese in stato di guerra" (definizione personale).
Il Calcio metafora di Vita
Il Calcio metafora di Vita
Vi sono tante situazioni in una partita di calcio che sono riconducibili, o addirittura sono lo specchio della vita di tutti i giorni.
Il calcio è uno sport di squadra, un gioco che si svolge in una aggregazione di persone così come tante l’uomo ne ha create (famiglia, scuola, lavoro).
L’uomo vive da sempre per stare insieme agli altri, è un “animale” che predilige il gruppo, la società , non è fatto per stare da solo e in questo contesto deve fare la propria parte, così come un singolo calciatore in una squadra.
Nel calcio come nella vita contano solamente i risultati, sei bravo solo se hai vinto, anche se hai giocato male . Tutto il resto conta poco. Nel calcio come nella vita sono importanti solo i fatti, le parole rimangono tali, non incidono.
È altrettanto vero tuttavia che la differenza tra aver fatto bene o aver fatto male è molto sottile, basta un po’ di buona sorte. Anche un singolo caso, un singolo episodio determina il successo. Non Vi sembra che anche nella vita di tutti i giorni sia così ?
Nel mondo del calcio, soprattutto in quello “parlato”, il “se”, il “ma” e il “senno di poi” sono all’ordine del giorno, la fanno da padroni solo chi è in campo, chi è l’attore principale come un calciatore, sa da cosa è dipeso perdere, o cosa ha favorito il successo. In questo sport gli esami non finiscono mai, si è continuamente giudicati.
Nel calcio non ci sono certezze, alla lunga probabilmente vince il migliore, ma non è sempre così soprattutto nell’ambito di una sola partita.
Nel calcio il tempo scorre veloce proprio come nella vita, oggi puoi essere in auge, tra un mese sei fuori dai giochi, si passa in pochissimo tempo dalle stelle alle stalle.
Nel mondo del calcio si manifestano molti sentimenti, c’è l’amore per la tua squadra, la gioia, c’è la delusione e il dolore anche quello fisico, c’è purtroppo a volte anche l’odio per l’avversario con relativa detestabile violenza.
C’è l’ingiustizia di un gol negato e di un risultato falsato.
C’e’ il protagonismo e l’umiltà, c’e’ l’egoismo e il rispetto per gli altri.
Nel calcio come nella vita, c’è chi si prende tutti i meriti a dispetto di un enorme lavoro svolto da altri, ma c’e’ anche chi paga per errori non suoi.
C’è il “dio” denaro, la corsa al profitto, la superstizione e a volte anche il marcio.
Aforismi sul Calcio
* Un sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori. (Gesualdo Bufalino)
* Il calcio deve uscire dalle farmacie. (Zdenek Zeman)
* La grande popolarità del calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. (Zdenek Zeman)
* Il calcio oggi è sempre più un'industria e sempre meno un gioco. (Zdenek Zeman)
* Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio. (Winston Churchill)
* Il calcio è stato e sarà l'unica cosa di cui posso parlare. (Arrigo Sacchi)
* Devo molto al calcio e mi auguro che possa essere sempre uno sport che porti gioia e che riesca a far passare brutti momenti di tensione quotidiana. Rimango tra quelle persone che lo amano veramente come una cosa bella, pulita, divertente e giusta. (Arrigo Sacchi)
* Il calcio rimarrà sempre uno sport per undici persone. (Valentino Mazzola)
* Si può vincere sempre nel calcio, l'importante è non rimanere ostili ai cambiamenti. (Valentino Mazzola)
* Nel calcio vale quanto ha detto Ivan Lendl rispetto al tennis: se desideri farti un amico, comprati un cane. (Marco Van Basten)
* Ho vissuto un calcio in cui certi liberi tiravano una riga vicino alla loro area e dicevano 'se la passi ti spacco'. Tempi in cui per ottenere un rigore a Milano o Torino, non bastava un certificato medico di 15 giorni. (Gigi Riva)
* Il giorno che decisi che avrei fatto il calciatore, non sapevo dove sarei arrivato. Sapevo che i miei preferivano fare di me un medico, un farmacista o almeno vedermi lavorare in banca. Io avevo capito che il calcio può dare grandissime gioie alla gente. (Enzo Bearzot)
* A causa dell'ingresso di grandi sponsor sulla scena del calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte. (Enzo Bearzot)
* Il calcio pare esser diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco. (Enzo Bearzot)
* Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità. (Giacinto Facchetti)
* Quel Grande Torino non era solo una squadra di calcio, era la voglia di Torino di vivere, di tornare bella e forte; i giocatori del Torino non erano solo dei professionisti o dei divi, erano degli amici. (Giorgio Bocca)
* Il nostro ? diceva Flaiano ? è un Paese di giocatori del totocalcio. (Enzo Biagi)
* Lui era così incauto che le toglieva via ad ogni passo le pietre dalla strada. Così si prese un calcio. (Karl Kraus)
* Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore.. o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione. (Bob Marley)
* Il totocalcio è una delle più subdole armi inventate dalla borghesia capitalista per difendersi dal proletariato. Un'arma efficacissima e che non costa niente alla borghesia. Anzi le dà dei grossi guadagni. (Giovannino Guareschi)
* L'essenza del calcio attuale? Il Calciomercato. Oggi tutti i giocatori possono cambiare casacca da un momento all'altro. E' il regno dell'Insecuritas totale. La lotta di tutti contro tutti. (Maurizio Mosca)
* La soluzione al malessere del Calcio? Un tetto agli ingaggi, perché questi qui guadagnano troppo e, prima di tutto, la moviola in campo! (Maurizio Mosca)
* L'impresa della vittoria ai mondiali di calcio fa la gioia di un intero Paese, che nella festa scopre le ragioni di qualche momento di fraternità. (Fausto Bertinotti)
* Il processo Andreotti è stato seguito male dalla stampa. Come le donne quando seguono le partite di calcio. Al momento del goal corrono vicino alla tv, vedono il replay e dicono: "Ah che bella partita". Il processo Andreotti è stato seguito solo il giorno delle sentenze. Ricordo la prima udienza. C'erano giornalisti di tutto il mondo, anche giapponesi. Sono scomparsi tutti. In aula spesso eravamo in cinque: accusa, difesa e tre giudici. Nemmeno un giornalista. (Giulia Bongiorno)
* Non penso all'importanza o alla tensione della partita, ma alla voglia che ho di divertirmi e il calcio per me è tutto, quindi mi impegno al massimo sempre, in allenamento o in partita non fa differenza. (Mario Balotelli)
* Il calcio era il mio sogno. E i sogni si conquistano con i sacrifici. (Luca Toni)
* Mi divertivo a fare diversi sport, ma era il calcio la mia passione vera. Non ho mai pensato al fatto di diventare qualcuno: ho giocato per divertirmi, quello che manca ai ragazzi di oggi. Spesso i genitori sono deleteri, perché esercitano troppa pressione. (Antonio Cabrini)
* Il carisma dell'Avvocato Agnelli lo si percepiva in lontananza. Stava sempre vicino alla squadra, era informatissimo. E quando parlavi con lui ti accorgevi che di calcio ne capiva tantissimo. (Antonio Cabrini)
* Di eventi mondiali, ne abbiamo avuti tanti, dalla morte di Diana ai Mondiali di calcio ? come di eventi violenti e reali, guerre e genocidi. E invece di eventi simbolici di portata mondiale, cioè non semplicemente diffusi su scala mondiale ma tali da mettere in difficoltà la mondializzazione stessa, neppure uno. Per tutta la lunga stagnazione degli anni Novanta, abbiamo avuto lo "sciopero degli eventi", per riprendere la battuta dello scrittore argentino Macedonio Fernández. (Jean Baudrillard)
* Rugby, gioco da psiche cubista - deliberatamente si scelsero un pallone ovale, cioè imprevedibile (rimbalza sull'erba come una frase di Joyce sulla sintassi) per immettere il caos nell'altrimenti geometrico scontro di due bande affamate di terreno - gioco elementare perché è primordiale lotta per portare avanti i confini, lo steccato, l' orlo della tua ambizione - guerra, dunque, in qualche modo, come qualsiasi sport, ma lì quasi letterale, con lo scontro fisico cercato, desiderato, programmato - guerra paradossale perché legata a una regola astuta che vuole le squadre avanzare sotto la clausola di far volare il pallone solo all'indietro, movimento e contromovimento, avanti e indietro, solo certi pesci, e nella fantasia, si muovono così. Una partita a scacchi giocata in velocità, dicono. Nata più di un secolo fa dalla follia estemporanea di un giocatore di calcio: prese la palla in mano, esasperato da quel titic titoc di piedi, e si fece tutto il campo correndo come un ossesso. Quando arrivò dall' altra parte del campo, posò la palla a terra: e intorno fu un'apoteosi, pubblico e colleghi, tutti a gridare, come colti da improvvisa illuminazione. Avevano inventato il rugby. Qualsiasi partita di rugby è una partita di calcio che va fuori di testa. Con ordinata, e feroce, follia. (Alessandro Baricco)
* Su dieci trasmissioni sette sono di calcio. E' una cosa impossibile. Se mi capita di guardarle mi addormento. (Ilary Blasi)
* Non me la sentivo più di essere un simbolo, di rappresentare qualcosa, di reggere tutto lo stress che procura questa macchina, questo calcio. Confesso la mia incapacità, la mia fragilità, anche se la mia presunzione, il mio orgoglio mi facevano apparire diverso. (Diego Armando Maradona)
* Ai mondiali di calcio del 2006 ovviamente tifavo per l'Inghilterra, ma l'Italia mi è piaciuta. E ora il mio calciatore preferito è Gattuso, per la grinta. (Daniel Radcliffe)
* Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo [giocatore all'epoca del Genoa]. [Rettifica successiva] Io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane. (Vujadin Boskov)
* Le pare credibile che un calciatore famoso, magari sposato, che gioca a livello internazionale, possa pagare altri calciatori per fare festini omosex? Penso che siamo in un periodo di pentiti. Ogni tanto viene fuori qualche pettegolezzo, ma poi ci si rende conto che a parlare sono persone con qualche problema da risolvere, che si inventano qualcosa semplicemente per attirare attenzione. Era già successo con Calciopoli. Si parte da alcune verità e poi vi si raccontano sopra delle favole. (Marcello Lippi)
* L'Avvocato Agnelli è stato un vero e proprio imperatore. Con lui c'era un ottimo rapporto. Aveva una certa simpatia per me. Capiva di calcio e ne parlava in modo raffinato. Lo stesso dicasi per le donne. Le prime volte che mi arrabbiavo con i giocatori, lui mi diceva sempre: "Non prendertela con i lavoratori, che vanno sempre portati sul palmo della mano e difesi". (Marcello Lippi)
* Il mondo del calcio è come tutte le categorie della società: ci sono i buoni e i cattivi. (Marcello Lippi)
* Ho militato per quarant'anni nel mondo del calcio. Non potrei mai fare politica. Anche di recente mi hanno chiesto di impegnarmi mettendoci la mia faccia, ma non ci penso proprio. (Marcello Lippi)
* In Italia è molto difficile trovare un politico simile a Obama, anche per un fatto di tradizione e cultura. Il rinnovamento è molto più complicato e lento. E non solo in politica. Se porti un'idea nuova ti si buttano contro e cercano di ostacolarti. Ognuno difende il proprio pollaio. Siamo un paese che si unisce davvero solo per i Mondiali di calcio, o eventi di grande impatto emotivo. Cambiare questa mentalità è praticamente impossibile. Solo all'estero riscopriamo l'orgoglio di essere italiani. Ci vorrebbe un gran lavoro per diffondere, specialmente tra i giovani, più senso civico e più fiducia nelle istituzioni. (Simona Ventura)
* Mia moglie mi domanda sempre, quando smetterai? E io invariabilmente le rispondo, un giorno. Lei prova sempre a farmi dimenticare il calcio, ma senza grande successo. (Giovanni Trapattoni)
* Gianni Agnelli era un grande esteta del calcio, voleva vincere, ma prima di tutto amava i grandi giocatori, che fossero della Juve o avversari: da Hamrin a Baggio, passando per Sivori, Platini e Maradona [...] Era capace di valutare le persone, e non solo i calciatori, con incredibile sintesi e perspicacia. (Giovanni Trapattoni)
* È estremamente delicato, un tema che si è già dibattuto, e sul quale si andrebbero ad avere delle alienazioni, squadre di città minori e quindi il calcio io credo che in Italia sia veramente un grosso treno culturale e quindi, tutto sommato, ritengo che in questa forma possa mantenere e gestirsi sull'arco nazionale ancora abbastanza equamente ben distribuito. (Giovanni Trapattoni)
* Il nostro modo di intendere il calcio raziocinante, razionale, a volte quasi speculativo... (commento a Inghilterra-Italia 1-2 del 27/3/02) (Giovanni Trapattoni)
* Lavoro a un programma televisivo ogni quattro anni, come ai Mondiali di calcio! Per questo non capisco tutto questo clamore per il mio personaggio a Sky. (Rosario Fiorello)
* Gianni Agnelli aveva una grande capacità di giudicare perché era un profondo conoscitore del mondo del calcio e non parlava mai a caso. (Alessandro Del Piero)
* Per me è difficile vedermi di sinistra, sono petroliere, proprietario di una squadra di calcio, quello tra i presidenti che spende di più... Ma la gente mi considera di sinistra. (Massimo Moratti)
* E' un sollievo essere a Londra. Qui il calcio ha un dimensione ancora umana. (Gianluca Vialli)
* La mia ragazza me lo dice sempre: devo imparare a vivere senza il calcio. Devo imparare a staccare, a pensare ad altro. (Gianluca Vialli)
* Il Barcellona gioca un calcio fantastico, il calcio del futuro. Sembra quello che si potrebbe giocare nel 2015. (Zlatan Ibrahimovic)
* In Italia c'è bisogno di cambiare visione sullo sport: non è solo e sempre calcio, calcio, calcio. (Federica Pellegrini)
* Vorrei essere ricordata: il nuoto non è il calcio, i risultati tendono a rimanere meno nel tempo. (Federica Pellegrini)
* Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s'accompagna un pessimismo della volontà. [...] Il risultato di tutto questo, quando dall'isola non si riesce o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire - io per primo - che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè. (Gesualdo Bufalino)
* Di cosa ho paura? Della vita borghese dalla quale sono sempre scappato fin da piccolo quando abitavo in Val Funes e non c'era neanche un campo da calcio per giocare. Guardavo le montagne e pensavo che arrampicandomi sarei andato via dal campanilismo e dalla ristrettezza mentale della valle. (Reinhold Messner)
* Ho avuto un periodo eccezionale con tre programmi di successo. Mi sono sempre detta: 'se capita l’annata up, bisogna fare un passo indietro'. Ho dato retta a me stessa. Ho rinunciato a X Factor. Sentivo il bisogno di dedicarmi ai miei figli, alla mia stessa vita. Mi tengo Quelli che il calcio, programma considerato di punta dalla Rai, e L’isola dei famosi. (Simona Ventura)
* Purtroppo, nel calcio di oggi, conta solo il risultato e nessuno pensa più a far divertire la gente. Non ha più importanza se il pubblico va allo stadio, o da un'altra parte. (Zdenek Zeman)
* Non ho eredi e non ne voglio: troppi tecnici vedono il calcio come un lavoro e non come un divertimento. (Zdenek Zeman)
* Oggi tutti dicono che un tecnico deve essere un gestore di giocatori e non un maestro di calcio e non è questa la mia visione delle cose. (Zdenek Zeman)
* Undici anni fa ho detto le cose che pensavo. Purtroppo, oggi mi ritrovo lontano dal calcio, perché l'erba dei campi mi è stata rubata. Mi devo accontentare di quella dei campi da golf. Vorrei tanto far rivivere "Zemanlandia" da un'altra parte, ma non me lo permettono. E' un peccato, perché non vedo in Italia squadre capaci di divertire la gente. (Zdenek Zeman)
* Il corto (il film cortometraggio) lo si può paragonare al calcetto... in fondo non rischi molto.. al massimo le ginocchia. Il lungo invece è come il calcio. Qui si che te la rischi. (Valerio Mastandrea)
* Ho molti altri interessi al di là del calcio, compresa la politica. La gente crede che i calciatori non sappiano parlare d'altro che di football. Certo che lo facciamo, è divertente, ma quando finiamo c'è tutto il resto, c'è la vita. (Frank Lampard)
* Noto che molte giovani attrici d'oggi si sentono tutte dive. A loro basta fare una settimana sull’Isola dei famosi per ritenersi arrivate. Pensano di essere già Meryl Streep; mentre meriterebbero un calcione nel sedere. Io parto da altri principi: ho un rispetto enorme per il pubblico. Ancora oggi studio il mio personaggio fino allo spasimo, e gli do tutto di me. Non imbroglio, non tiro a campare, non do fregature. E credo che questo il pubblico lo senta. (Virna Lisi)
* Poesie bonsai: Oh Lumaca. Cosa ti viene in mente/ di attraversare proprio adesso?/ Lo so ch'è domenica/ e il centro storico/ è chiuso al traffico,/ ma c'è sempre qualche furbo/ col motori…SCIAK ! . Nota a fondo poesia: Se si suppone l'esistenza di un cervello negli ultras del calcio è lecito ipotizzare una mente pensante anche nelle lumache. (Enzo Iacchetti)
* Caro Babbo Natale, ho tante cose da chiederti. Vorrei che quelli che svaligiano le banche fossero di nuovo riconoscibili, con il collant sulla testa e il passamontagna, e non completo grigio, orologio figo e cravatta a righe. Poi vorrei, caro babbo, che facessi entrare in classifica il libro di Vespa, così si placa e la pianta di andare a presentarlo in ogni trasmissione. Ci manca solo che lo vediamo a bordo campo durante le partite di calcio e nei documentari della National Geographic al posto dei varani. (Luciana Littizzetto)
* Ma non era meglio se Michael Schumacher dava l'addio al calcio? (Gene Gnocchi)
* Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. (Francesco De Gregori)
* Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. (Pier Paolo Pasolini)
* Non ha importanza dove si è nati, quando come e dove si sono avuti i primi approcci con il calcio, per diventare un appassionato, un tifoso. Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita. Io abitavo a Bologna. Soffrivo allora per questa squadra del cuore, soffro atrocemente anche adesso, sempre. (Pier Paolo Pasolini)
* Quelli che quando perde l'Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yes! (Enzo Jannacci)
* Fare buon calcio e vincere sarebbe perfetto, altrimenti è sempre meglio vincere, perché dopo puoi sempre imparare. (Rafael Benitez)
* In Germania è in corso un dibattito perché nella Nazionale di calcio giocano molti di nazionalità tedesca ma di genitori nati altrove. È la riprova del fatto che una società che deve affrontare il futuro ha l'obbligo di porsi il problema dell'integrazione dello straniero soprattutto se questi riconosce pienamente alcuni valori, giurando fedeltà a quella Costituzione e, divenendo figlio di quella comunità, arriva magari perfino alla maglia della Nazionale. (Gianfranco Fini)
* Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma" allude solo ad una squadra di calcio. (Indro Montanelli)
* Credo che Raymond Domenech sia il peggior allenatore del calcio francese da Luigi XVI. (Eric Cantona)
* Il mio maestro mi voleva casto e forte in vista di un avvenimento così importante per la mia carriera. Insomma, come i giocatori di calcio quando vanno in ritiro: completa astinenza da rapporti sessuali! (Giuseppe Di Stefano)
* [Su Franco Zeffirelli] È un grande regista. Ma quando parla di calcio non lo sto nemmeno a sentire. (Gianni Agnelli)
* Da bambino il mio unico desiderio era giocare a calcio e che i miei genitori potessero vedermi in tv. Quel che è venuto dopo, la fama, il denaro, i trofei... tutto fantastico ma non paragonabile alla prima volta che mio papà mi ha visto in televisione. (Samuel Eto'o)
* Il calcio deve uscire dalle farmacie. (Zdenek Zeman)
* La grande popolarità del calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. (Zdenek Zeman)
* Il calcio oggi è sempre più un'industria e sempre meno un gioco. (Zdenek Zeman)
* Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio. (Winston Churchill)
* Il calcio è stato e sarà l'unica cosa di cui posso parlare. (Arrigo Sacchi)
* Devo molto al calcio e mi auguro che possa essere sempre uno sport che porti gioia e che riesca a far passare brutti momenti di tensione quotidiana. Rimango tra quelle persone che lo amano veramente come una cosa bella, pulita, divertente e giusta. (Arrigo Sacchi)
* Il calcio rimarrà sempre uno sport per undici persone. (Valentino Mazzola)
* Si può vincere sempre nel calcio, l'importante è non rimanere ostili ai cambiamenti. (Valentino Mazzola)
* Nel calcio vale quanto ha detto Ivan Lendl rispetto al tennis: se desideri farti un amico, comprati un cane. (Marco Van Basten)
* Ho vissuto un calcio in cui certi liberi tiravano una riga vicino alla loro area e dicevano 'se la passi ti spacco'. Tempi in cui per ottenere un rigore a Milano o Torino, non bastava un certificato medico di 15 giorni. (Gigi Riva)
* Il giorno che decisi che avrei fatto il calciatore, non sapevo dove sarei arrivato. Sapevo che i miei preferivano fare di me un medico, un farmacista o almeno vedermi lavorare in banca. Io avevo capito che il calcio può dare grandissime gioie alla gente. (Enzo Bearzot)
* A causa dell'ingresso di grandi sponsor sulla scena del calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte. (Enzo Bearzot)
* Il calcio pare esser diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco. (Enzo Bearzot)
* Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità. (Giacinto Facchetti)
* Quel Grande Torino non era solo una squadra di calcio, era la voglia di Torino di vivere, di tornare bella e forte; i giocatori del Torino non erano solo dei professionisti o dei divi, erano degli amici. (Giorgio Bocca)
* Il nostro ? diceva Flaiano ? è un Paese di giocatori del totocalcio. (Enzo Biagi)
* Lui era così incauto che le toglieva via ad ogni passo le pietre dalla strada. Così si prese un calcio. (Karl Kraus)
* Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore.. o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione. (Bob Marley)
* Il totocalcio è una delle più subdole armi inventate dalla borghesia capitalista per difendersi dal proletariato. Un'arma efficacissima e che non costa niente alla borghesia. Anzi le dà dei grossi guadagni. (Giovannino Guareschi)
* L'essenza del calcio attuale? Il Calciomercato. Oggi tutti i giocatori possono cambiare casacca da un momento all'altro. E' il regno dell'Insecuritas totale. La lotta di tutti contro tutti. (Maurizio Mosca)
* La soluzione al malessere del Calcio? Un tetto agli ingaggi, perché questi qui guadagnano troppo e, prima di tutto, la moviola in campo! (Maurizio Mosca)
* L'impresa della vittoria ai mondiali di calcio fa la gioia di un intero Paese, che nella festa scopre le ragioni di qualche momento di fraternità. (Fausto Bertinotti)
* Il processo Andreotti è stato seguito male dalla stampa. Come le donne quando seguono le partite di calcio. Al momento del goal corrono vicino alla tv, vedono il replay e dicono: "Ah che bella partita". Il processo Andreotti è stato seguito solo il giorno delle sentenze. Ricordo la prima udienza. C'erano giornalisti di tutto il mondo, anche giapponesi. Sono scomparsi tutti. In aula spesso eravamo in cinque: accusa, difesa e tre giudici. Nemmeno un giornalista. (Giulia Bongiorno)
* Non penso all'importanza o alla tensione della partita, ma alla voglia che ho di divertirmi e il calcio per me è tutto, quindi mi impegno al massimo sempre, in allenamento o in partita non fa differenza. (Mario Balotelli)
* Il calcio era il mio sogno. E i sogni si conquistano con i sacrifici. (Luca Toni)
* Mi divertivo a fare diversi sport, ma era il calcio la mia passione vera. Non ho mai pensato al fatto di diventare qualcuno: ho giocato per divertirmi, quello che manca ai ragazzi di oggi. Spesso i genitori sono deleteri, perché esercitano troppa pressione. (Antonio Cabrini)
* Il carisma dell'Avvocato Agnelli lo si percepiva in lontananza. Stava sempre vicino alla squadra, era informatissimo. E quando parlavi con lui ti accorgevi che di calcio ne capiva tantissimo. (Antonio Cabrini)
* Di eventi mondiali, ne abbiamo avuti tanti, dalla morte di Diana ai Mondiali di calcio ? come di eventi violenti e reali, guerre e genocidi. E invece di eventi simbolici di portata mondiale, cioè non semplicemente diffusi su scala mondiale ma tali da mettere in difficoltà la mondializzazione stessa, neppure uno. Per tutta la lunga stagnazione degli anni Novanta, abbiamo avuto lo "sciopero degli eventi", per riprendere la battuta dello scrittore argentino Macedonio Fernández. (Jean Baudrillard)
* Rugby, gioco da psiche cubista - deliberatamente si scelsero un pallone ovale, cioè imprevedibile (rimbalza sull'erba come una frase di Joyce sulla sintassi) per immettere il caos nell'altrimenti geometrico scontro di due bande affamate di terreno - gioco elementare perché è primordiale lotta per portare avanti i confini, lo steccato, l' orlo della tua ambizione - guerra, dunque, in qualche modo, come qualsiasi sport, ma lì quasi letterale, con lo scontro fisico cercato, desiderato, programmato - guerra paradossale perché legata a una regola astuta che vuole le squadre avanzare sotto la clausola di far volare il pallone solo all'indietro, movimento e contromovimento, avanti e indietro, solo certi pesci, e nella fantasia, si muovono così. Una partita a scacchi giocata in velocità, dicono. Nata più di un secolo fa dalla follia estemporanea di un giocatore di calcio: prese la palla in mano, esasperato da quel titic titoc di piedi, e si fece tutto il campo correndo come un ossesso. Quando arrivò dall' altra parte del campo, posò la palla a terra: e intorno fu un'apoteosi, pubblico e colleghi, tutti a gridare, come colti da improvvisa illuminazione. Avevano inventato il rugby. Qualsiasi partita di rugby è una partita di calcio che va fuori di testa. Con ordinata, e feroce, follia. (Alessandro Baricco)
* Su dieci trasmissioni sette sono di calcio. E' una cosa impossibile. Se mi capita di guardarle mi addormento. (Ilary Blasi)
* Non me la sentivo più di essere un simbolo, di rappresentare qualcosa, di reggere tutto lo stress che procura questa macchina, questo calcio. Confesso la mia incapacità, la mia fragilità, anche se la mia presunzione, il mio orgoglio mi facevano apparire diverso. (Diego Armando Maradona)
* Ai mondiali di calcio del 2006 ovviamente tifavo per l'Inghilterra, ma l'Italia mi è piaciuta. E ora il mio calciatore preferito è Gattuso, per la grinta. (Daniel Radcliffe)
* Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo [giocatore all'epoca del Genoa]. [Rettifica successiva] Io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane. (Vujadin Boskov)
* Le pare credibile che un calciatore famoso, magari sposato, che gioca a livello internazionale, possa pagare altri calciatori per fare festini omosex? Penso che siamo in un periodo di pentiti. Ogni tanto viene fuori qualche pettegolezzo, ma poi ci si rende conto che a parlare sono persone con qualche problema da risolvere, che si inventano qualcosa semplicemente per attirare attenzione. Era già successo con Calciopoli. Si parte da alcune verità e poi vi si raccontano sopra delle favole. (Marcello Lippi)
* L'Avvocato Agnelli è stato un vero e proprio imperatore. Con lui c'era un ottimo rapporto. Aveva una certa simpatia per me. Capiva di calcio e ne parlava in modo raffinato. Lo stesso dicasi per le donne. Le prime volte che mi arrabbiavo con i giocatori, lui mi diceva sempre: "Non prendertela con i lavoratori, che vanno sempre portati sul palmo della mano e difesi". (Marcello Lippi)
* Il mondo del calcio è come tutte le categorie della società: ci sono i buoni e i cattivi. (Marcello Lippi)
* Ho militato per quarant'anni nel mondo del calcio. Non potrei mai fare politica. Anche di recente mi hanno chiesto di impegnarmi mettendoci la mia faccia, ma non ci penso proprio. (Marcello Lippi)
* In Italia è molto difficile trovare un politico simile a Obama, anche per un fatto di tradizione e cultura. Il rinnovamento è molto più complicato e lento. E non solo in politica. Se porti un'idea nuova ti si buttano contro e cercano di ostacolarti. Ognuno difende il proprio pollaio. Siamo un paese che si unisce davvero solo per i Mondiali di calcio, o eventi di grande impatto emotivo. Cambiare questa mentalità è praticamente impossibile. Solo all'estero riscopriamo l'orgoglio di essere italiani. Ci vorrebbe un gran lavoro per diffondere, specialmente tra i giovani, più senso civico e più fiducia nelle istituzioni. (Simona Ventura)
* Mia moglie mi domanda sempre, quando smetterai? E io invariabilmente le rispondo, un giorno. Lei prova sempre a farmi dimenticare il calcio, ma senza grande successo. (Giovanni Trapattoni)
* Gianni Agnelli era un grande esteta del calcio, voleva vincere, ma prima di tutto amava i grandi giocatori, che fossero della Juve o avversari: da Hamrin a Baggio, passando per Sivori, Platini e Maradona [...] Era capace di valutare le persone, e non solo i calciatori, con incredibile sintesi e perspicacia. (Giovanni Trapattoni)
* È estremamente delicato, un tema che si è già dibattuto, e sul quale si andrebbero ad avere delle alienazioni, squadre di città minori e quindi il calcio io credo che in Italia sia veramente un grosso treno culturale e quindi, tutto sommato, ritengo che in questa forma possa mantenere e gestirsi sull'arco nazionale ancora abbastanza equamente ben distribuito. (Giovanni Trapattoni)
* Il nostro modo di intendere il calcio raziocinante, razionale, a volte quasi speculativo... (commento a Inghilterra-Italia 1-2 del 27/3/02) (Giovanni Trapattoni)
* Lavoro a un programma televisivo ogni quattro anni, come ai Mondiali di calcio! Per questo non capisco tutto questo clamore per il mio personaggio a Sky. (Rosario Fiorello)
* Gianni Agnelli aveva una grande capacità di giudicare perché era un profondo conoscitore del mondo del calcio e non parlava mai a caso. (Alessandro Del Piero)
* Per me è difficile vedermi di sinistra, sono petroliere, proprietario di una squadra di calcio, quello tra i presidenti che spende di più... Ma la gente mi considera di sinistra. (Massimo Moratti)
* E' un sollievo essere a Londra. Qui il calcio ha un dimensione ancora umana. (Gianluca Vialli)
* La mia ragazza me lo dice sempre: devo imparare a vivere senza il calcio. Devo imparare a staccare, a pensare ad altro. (Gianluca Vialli)
* Il Barcellona gioca un calcio fantastico, il calcio del futuro. Sembra quello che si potrebbe giocare nel 2015. (Zlatan Ibrahimovic)
* In Italia c'è bisogno di cambiare visione sullo sport: non è solo e sempre calcio, calcio, calcio. (Federica Pellegrini)
* Vorrei essere ricordata: il nuoto non è il calcio, i risultati tendono a rimanere meno nel tempo. (Federica Pellegrini)
* Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s'accompagna un pessimismo della volontà. [...] Il risultato di tutto questo, quando dall'isola non si riesce o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire - io per primo - che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè. (Gesualdo Bufalino)
* Di cosa ho paura? Della vita borghese dalla quale sono sempre scappato fin da piccolo quando abitavo in Val Funes e non c'era neanche un campo da calcio per giocare. Guardavo le montagne e pensavo che arrampicandomi sarei andato via dal campanilismo e dalla ristrettezza mentale della valle. (Reinhold Messner)
* Ho avuto un periodo eccezionale con tre programmi di successo. Mi sono sempre detta: 'se capita l’annata up, bisogna fare un passo indietro'. Ho dato retta a me stessa. Ho rinunciato a X Factor. Sentivo il bisogno di dedicarmi ai miei figli, alla mia stessa vita. Mi tengo Quelli che il calcio, programma considerato di punta dalla Rai, e L’isola dei famosi. (Simona Ventura)
* Purtroppo, nel calcio di oggi, conta solo il risultato e nessuno pensa più a far divertire la gente. Non ha più importanza se il pubblico va allo stadio, o da un'altra parte. (Zdenek Zeman)
* Non ho eredi e non ne voglio: troppi tecnici vedono il calcio come un lavoro e non come un divertimento. (Zdenek Zeman)
* Oggi tutti dicono che un tecnico deve essere un gestore di giocatori e non un maestro di calcio e non è questa la mia visione delle cose. (Zdenek Zeman)
* Undici anni fa ho detto le cose che pensavo. Purtroppo, oggi mi ritrovo lontano dal calcio, perché l'erba dei campi mi è stata rubata. Mi devo accontentare di quella dei campi da golf. Vorrei tanto far rivivere "Zemanlandia" da un'altra parte, ma non me lo permettono. E' un peccato, perché non vedo in Italia squadre capaci di divertire la gente. (Zdenek Zeman)
* Il corto (il film cortometraggio) lo si può paragonare al calcetto... in fondo non rischi molto.. al massimo le ginocchia. Il lungo invece è come il calcio. Qui si che te la rischi. (Valerio Mastandrea)
* Ho molti altri interessi al di là del calcio, compresa la politica. La gente crede che i calciatori non sappiano parlare d'altro che di football. Certo che lo facciamo, è divertente, ma quando finiamo c'è tutto il resto, c'è la vita. (Frank Lampard)
* Noto che molte giovani attrici d'oggi si sentono tutte dive. A loro basta fare una settimana sull’Isola dei famosi per ritenersi arrivate. Pensano di essere già Meryl Streep; mentre meriterebbero un calcione nel sedere. Io parto da altri principi: ho un rispetto enorme per il pubblico. Ancora oggi studio il mio personaggio fino allo spasimo, e gli do tutto di me. Non imbroglio, non tiro a campare, non do fregature. E credo che questo il pubblico lo senta. (Virna Lisi)
* Poesie bonsai: Oh Lumaca. Cosa ti viene in mente/ di attraversare proprio adesso?/ Lo so ch'è domenica/ e il centro storico/ è chiuso al traffico,/ ma c'è sempre qualche furbo/ col motori…SCIAK ! . Nota a fondo poesia: Se si suppone l'esistenza di un cervello negli ultras del calcio è lecito ipotizzare una mente pensante anche nelle lumache. (Enzo Iacchetti)
* Caro Babbo Natale, ho tante cose da chiederti. Vorrei che quelli che svaligiano le banche fossero di nuovo riconoscibili, con il collant sulla testa e il passamontagna, e non completo grigio, orologio figo e cravatta a righe. Poi vorrei, caro babbo, che facessi entrare in classifica il libro di Vespa, così si placa e la pianta di andare a presentarlo in ogni trasmissione. Ci manca solo che lo vediamo a bordo campo durante le partite di calcio e nei documentari della National Geographic al posto dei varani. (Luciana Littizzetto)
* Ma non era meglio se Michael Schumacher dava l'addio al calcio? (Gene Gnocchi)
* Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. (Francesco De Gregori)
* Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. (Pier Paolo Pasolini)
* Non ha importanza dove si è nati, quando come e dove si sono avuti i primi approcci con il calcio, per diventare un appassionato, un tifoso. Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita. Io abitavo a Bologna. Soffrivo allora per questa squadra del cuore, soffro atrocemente anche adesso, sempre. (Pier Paolo Pasolini)
* Quelli che quando perde l'Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yes! (Enzo Jannacci)
* Fare buon calcio e vincere sarebbe perfetto, altrimenti è sempre meglio vincere, perché dopo puoi sempre imparare. (Rafael Benitez)
* In Germania è in corso un dibattito perché nella Nazionale di calcio giocano molti di nazionalità tedesca ma di genitori nati altrove. È la riprova del fatto che una società che deve affrontare il futuro ha l'obbligo di porsi il problema dell'integrazione dello straniero soprattutto se questi riconosce pienamente alcuni valori, giurando fedeltà a quella Costituzione e, divenendo figlio di quella comunità, arriva magari perfino alla maglia della Nazionale. (Gianfranco Fini)
* Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma" allude solo ad una squadra di calcio. (Indro Montanelli)
* Credo che Raymond Domenech sia il peggior allenatore del calcio francese da Luigi XVI. (Eric Cantona)
* Il mio maestro mi voleva casto e forte in vista di un avvenimento così importante per la mia carriera. Insomma, come i giocatori di calcio quando vanno in ritiro: completa astinenza da rapporti sessuali! (Giuseppe Di Stefano)
* [Su Franco Zeffirelli] È un grande regista. Ma quando parla di calcio non lo sto nemmeno a sentire. (Gianni Agnelli)
* Da bambino il mio unico desiderio era giocare a calcio e che i miei genitori potessero vedermi in tv. Quel che è venuto dopo, la fama, il denaro, i trofei... tutto fantastico ma non paragonabile alla prima volta che mio papà mi ha visto in televisione. (Samuel Eto'o)
Aldo Biscardi
Aldo Biscardi con Simona Saia
Roma, 22 novembre - Aldo Biscardi compie 80 anni venerdì, ma ci deve essere un errore perchè in realtà se ne sente 31, quelli del suo 'Processo del lunedi', un format televisivo imitatissimo.
Fatto sta che tra 'sgub' (scoop) veri e falsi, i congiuntivi traballanti e vistose quanto improbabili tinture di capelli, il giornalista molisano è perfetta metafora di buona parte d'Italia dell'ultimo trentennio. "Il vero inventore del calcio parlato'' (autodefinizione) è anche creatore del moviolone (''me lo chiese perfino il Vaticano per l'attentato al Papa'') e di ''polemiche che fioccano come nespole''. Insomma, con le litigate a comando del suo Processo, Biscardi ha caratterizzato un'epoca del costume italiano trasformando l'analisi del campionato di calcio in cabaret.
Innumerevoli le sue frasi celebri: da quelle su ''dove Baggio giochera' l'anno scorso'' e su lui e i suoi collaboratori ''inabissati di email'', o inseguiti da ''uno stormo di piranhas levato in volo sul Rio de la Plata''.
Biscardi era giornalista della carta stampata e seguiva per 'Paese Sera', storica testata romana e grande scuola di cronisti, il mondiale del 1978 in Argentina. Era, allora, una prima firma vera: la sua carriera, dopo gli studi a Napoli, era cominciata da giovanissimo proprio in quel 'Paese Sera', ed era stata segnata positivamente dallo scoop realizzato rivelando che la Roma avrebbe ceduto i suoi pezzi griossi Capello, Spinosi e Fausto Landini alla Juventus: una operazione di mercato che fece scalpore e provocò manifestazioni di protesta nella Capitale.
Con Luciano Moggi che dettava la scaletta del Processo (''ma in pratica io lo prendevo in giro, promettendogli favori e poi mandando in onda esattamente il contrario'', puntualizzò Biscardi all'epoca di Calciopoli) e Gianni Brera che duettava con lui dando al pallone l'effetto di letteratura. Ci fu nei confronti di Biscardi anche un 'bando' decretato dalla Juventus: per anni, su ordine di Boniperti, nessun rappresentante del club bianconero partecipò alle sue trasmissioni dopo le polemiche scatenate al Processo per l'annullamento del gol di Turone nella sfida contro la Roma che assegnò lo scudetto del 1981. Polemiche, verità, menzogne, interventi su commissione: un calderone buono per tenere incollati al video milioni di italiani. Oggi l'ottuagenario giornalista molisano è rilegato su Italia 7, e fa registrare ancora buoni livelli di ascolto.
Qualsiasi sia la valutazione etica che si vuole dare al Biscardi degli studi tv, va detto che si e' riscattato con
sincerità nelle sedi dei processi veri, i tribunali. L'associazione italiana arbitri lo querelò per diffamazione, lui si difese (finendo assolto): ''Ma di cosa si offendono? - sostenne - lo sanno tutti che le cose che diciamo al Processo non sono credibili''. Applausi.
Calcio parlato
Cosa succede quando i personaggi di un libro si trasferiscono in uno studio televisivo? E nello specifico: cosa ci fanno il «professore», il «tecnico» e l’«incazzato» raccontati da Stefano Benni, sulle poltrone di un talk show?
La risposta è semplice. Danno vita a programmi che in questi anni stanno riscuotendo un successo sempre maggiore in termini di audience.
Scopo di questo lavoro di tesi, è proprio quello di andare a conoscere più da vicino il vasto mondo dell’emittenza locale. In particolare, a finire sotto la lente d’ingrandimento sono le trasmissioni che in ogni fascia oraria di ogni giorno della settimana parlano, riparlano e straparlano di calcio.
L’area geografica presa in considerazione è quella del Nord Est e del Veneto in particolare. Dalle TV più grandi, sempre più simili ai grandi network nazionali, fino alla piccola rete cittadina, passando per i circuiti interregionali e per la diffusione satellitare. L’itinerario di questo viaggio ci permetterà di tracciare un quadro della situazione che si rivelerà sorprendente per chi ancora pensa alle TV locali come reti di serie C.
Oltre all’analisi dei testi televisivi, – con un occhio sempre attento alle situazioni immortalate dai libri di Benni – non mancheranno considerazioni sulla storia delle emittenti e sul loro rapporto col mercato pubblicitario. Completano il lavoro una parte dedicata al Bar Sport come fenomeno storico - sociologico e un approfondimento sul genere del talk show, il tutto corredato dalle riflessioni di chi lavora in questa TV delle parole.
Lo sport del calcio è, nella nostra epoca, il collante tra varie culture, identità e mentalità, così come la lingua che lo rappresenta; una lingua brillante e innovativa, aperta agli sviluppi linguistici futuri ma con una forte tradizione. Nella lingua del calcio si ritrovano tutti i principali fenomeni relativi all'italiano dell'uso medio (o neostandard), varietà che permea oggi le nostre facoltà linguistiche. Le tre trasmissioni sulle quali ho condotto la mia analisi linguistica rappresentano tre varianti di questa lingua coinvolgente, ognuna avente delle spiccate marche stilistiche principalmente nel campo della retorica e del lessico; i programmi televisivi in questione, però, si incontrano nel punto comune della sintassi e della morfologia, terreno fertile su cui nascono i fenomeni del neostandard.
Una realtà televisiva e una lingua: per capire meglio come ciò che ci appassiona nella nostra quotidianità può diventare involontariamente veicolo dello sviluppo linguistico di una società.
La risposta è semplice. Danno vita a programmi che in questi anni stanno riscuotendo un successo sempre maggiore in termini di audience.
Scopo di questo lavoro di tesi, è proprio quello di andare a conoscere più da vicino il vasto mondo dell’emittenza locale. In particolare, a finire sotto la lente d’ingrandimento sono le trasmissioni che in ogni fascia oraria di ogni giorno della settimana parlano, riparlano e straparlano di calcio.
L’area geografica presa in considerazione è quella del Nord Est e del Veneto in particolare. Dalle TV più grandi, sempre più simili ai grandi network nazionali, fino alla piccola rete cittadina, passando per i circuiti interregionali e per la diffusione satellitare. L’itinerario di questo viaggio ci permetterà di tracciare un quadro della situazione che si rivelerà sorprendente per chi ancora pensa alle TV locali come reti di serie C.
Oltre all’analisi dei testi televisivi, – con un occhio sempre attento alle situazioni immortalate dai libri di Benni – non mancheranno considerazioni sulla storia delle emittenti e sul loro rapporto col mercato pubblicitario. Completano il lavoro una parte dedicata al Bar Sport come fenomeno storico - sociologico e un approfondimento sul genere del talk show, il tutto corredato dalle riflessioni di chi lavora in questa TV delle parole.
Lo sport del calcio è, nella nostra epoca, il collante tra varie culture, identità e mentalità, così come la lingua che lo rappresenta; una lingua brillante e innovativa, aperta agli sviluppi linguistici futuri ma con una forte tradizione. Nella lingua del calcio si ritrovano tutti i principali fenomeni relativi all'italiano dell'uso medio (o neostandard), varietà che permea oggi le nostre facoltà linguistiche. Le tre trasmissioni sulle quali ho condotto la mia analisi linguistica rappresentano tre varianti di questa lingua coinvolgente, ognuna avente delle spiccate marche stilistiche principalmente nel campo della retorica e del lessico; i programmi televisivi in questione, però, si incontrano nel punto comune della sintassi e della morfologia, terreno fertile su cui nascono i fenomeni del neostandard.
Una realtà televisiva e una lingua: per capire meglio come ciò che ci appassiona nella nostra quotidianità può diventare involontariamente veicolo dello sviluppo linguistico di una società.
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