mercoledì 6 aprile 2011

Giornalismo sportivo

I tre quotidiani mi servono per rimanere aggiornato su politici (da non confondere con politica), calcio parlato, stragi e polemiche, il curriculum minimo per potermi ancora presentare alla gente come campione del mondo.

Ora, risparmiamo la Gazza e parliamo di Repubblica e Corriere. Porto il massimo rispetto per le versioni cartacee, secondo me alcuni dei migliori esempi in Europa di compromesso fra qualità e roba che a nessuno piace ma tutti leggono.
Mi fa ridere la fama e l’autorevolezza dei quotidiani inglesi. Independent, Observer & Guardian hanno un'ossessione per quello che passa in televisione, oltre all'albionica abitudine di concentrarsi su personalità individuali, dalla quale nasce la passione dei sudditi di sua maestà (non a caso una personalità) per le chiacchiere, che lassù si chiamano gossip. Nelle rubriche di opinione si parla solo di celebrity cooks e altri inquilini del piccolo scherno. È difficile seguire queste rubriche senza conoscere quello che passa mamma Bibbiccì.

I tedeschi invece sono tedeschi, pensano che la vita sia una cosa seria e stampano questa filosofia nel testo fitto e nelle poche fotografie della Süddeutsche Zeitung. L'uso di tabelle esplicative o grafici svilirebbe di certo l'importanza di certi argomenti.
La lettura risulta tanto noiosa quanto informativa.

Glissando sugl’ispanici, che non conosco, La Repubblica, Il Corriere e Le Monde sembrano gli unici giornali dove si trova di tutto un po’ e che stimolano la lettura. E ribadisco che mi riferisco alle versioni in carta stampata.

Il discorso è molto diverso quando si passa ai siti internet, che sono notoriamente un cataplasma di mucillaggine, con qualche perla nascosta fra le alghe più irritanti. Severgnini sul Corriere è solitamente confinato a collegamenti a fondo pagina e gli articoli di Rumiz e Mura su Repubblica di solito vanno ricercati nel motore di ricerca o dalla pagina di Wikipedia relativa al giornalista.

Ma non voglio perdermi a parlare di contenuto. Da bravo italiano, è la forma che mi interessa.
È perché c'è una cosa che mi turba da un po': davvero in Italia la gente chiama il culo "lato b"? O sono solo i giornali, come sospetto? Temo che l'uso di questo termine possa diventare un fenomeno simile a quello che impone ai giornali di abusare del termine "sballo", nonostante sia uscito dal linguaggio parlato prima della diffusione dell’ecstasy, o peggio, chiamare le sigarette "bionde", metafora che deve aver fatto il '68 con i giornalisti di Repubblica, perché io non l'ho mai sentito pronunciare nell'arco della mia non più troppo breve vita.

Queste cose sembrano cazzate, ma ci mostrano quanto i giornalisti siano fuori dal tempo. Magari non tutti, ma sicuramente quelli che il convento passa nelle messe diurne.

Gli articoli poi sono pieni di tematiche e termini ricorrenti. Si parla di "vergogna" per uno "scandalo", per poi passare nel giro di una settimana alla constatazione dell'"equivoco", "fraintendimento", "malinteso" o "complotto", spesso "in mala fede" e terminare con "assoluzione" o "perdono". E vi consiglio di meditare sul numero di termini disponibili per la seconda fase.
L'importante è che alla fine si emerga come "vittima" o "martire", quest'ultimo chiamato anche "eroe". Notare lo spostamento semantico del termine "eroe" da "persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione si impone all'ammirazione di tutti" (Devoto Oli) a "persona che ha avuto la sfiga di morire in un paese in stato di guerra" (definizione personale).

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